Scheda film

Regia: Benjamin Ávila
Sceneggiatura: Benjamin Ávila e Marcelo Müller
Fotografia: Iván Gierasinchuk
Montaggio: Gustavo Giani
Scenografie: Yamila Fontán
Costumi: Ludmila Fincic
Musiche: Pedro Onetto
Suono: Fernando Sodevilla
Argentina/Spagna/Brasile, 2011 – Drammatico – Durata: 112′
Cast: Natalia Oreiro, Ernesto Alterio, César Troncoso, Cristina Banegas, Teo Gutiérrez Moreno, Mayana Neiva, Douglas Simon
Uscita: 29 agosto 2014
Distribuzione: Good Films

Sale: 17

 I bambini non ci guardano più

Juan Estrada (Teo Gutiérrez Moreno), dodici anni, è il figlio di una coppia appartenente all’organizzazione dei Montoneros, oppositori al regime dei generali in Argentina. Fuggiti in esilio a Cuba nel 1975 quando la situazione cominciava a farsi delicata, dopo aver subito un attentato, nel 1979 ritornano in patria sotto falsa identità per contrastare la dittatura ormai instauratasi nel loro paese.
Mentre Juan, cui è stato fatto assumere il falso nome di Ernesto, si innamora della compagna di scuola Maria, la lotta infuria ed il mondo intorno a lui, quello degli affetti famigliari come anche la realtà circostante muta tragicamente con molta rapidità…
Il regista Benjamin Ávila con Infanzia clandestina ha voluto raccontare sotto forma di storia d’amore tra ragazzini la sua vera storia. Con un occhio a Papà è in viaggio d’affari di Emir Kusturica e La mia vita a quattro zampe di Lasse Hallström ed un altro al cinema di Ken Loach ed a quello di Krzysztof Kieslowski, realizza un film a misura di fanciullo, non tanto per l’altezza della cinepresa che tradizionalmente si vorrebbe a mezz’altezza per ricordare che “i bambini ci guardano”, ma per rendere visivamente le scene di violenza sotto forma di disegni animati, conferendo altissima poesia ad una vicenda personale e storica che ne ha avuta ben poca. Così come anche i giochi dei piccoli cortocircuitano con le pratiche molto meno giocose degli adulti.
La madre di Benjamin Ávila è stata una vera desaparecida ed egli stesso ha potuto rincontrare il fratello da cui era stato separato solo dopo parecchi anni. Insieme allo sceneggiatore Marcelo Müller, brasiliano, è riuscito a donare alla storia narrata la giusta profondità ma anche il dovuto distacco e la necessaria obiettività.
Romanzo di formazione, segnato dal brusco salto dall’infanzia all’età adulta, Infanzia clandestina racconta una delle pagine più buie del passato sudamericano, che ha segnato pure la perdita di una intera generazione di futuri cittadini e politici, causando problemi che l’Argentina ancora dopo decenni non riesce a superare. Quando Juan nell’ultima scena, unico sopravvissuto della sua famiglia, si presenta alla nonna, che in un momento molto intenso si era scontrata con la figlia, come molte altre patriarche fecero all’epoca prima di scendere in piazza a reclamare i propri famigliari scomparsi, proclama sulla porta: “Sono Juan”. Affermando così il suo essersi riappropriato della propria identità, l’essere ormai adulto, ma anche presentarsi come la nuova, problematica ed impreparata stirpe che presto riceverà nuovamente in mano il paese.
Tenui, quasi casuali fili legano questo film ad uno dei più famosi della rinascita argentina all’inizio degli anni ottanta e che affrontava per primo il tema dei desaparecidos, La storia ufficiale: Luis Puenzo, il regista di quella pellicola è qui produttore, ed uno degli attori, l’ottimo Ernesto Alterio, nel ruolo sopra le righe dello zio Beto, è il figlio del grandissimo Hector, tra i protagonisti del film di allora. 

Voto: 7 e ½

Paolo Dallimonti