Scheda film
Regia: Laurent Cantet
Soggetto e Sceneggiatura: Robin Campillo e Laurent Cantet, dal romanzo Ragazze Cattive di Joyce C. Oates, edito in Italia da NET
Fotografia: Pierre Milon
Montaggio: Robin Campillo, Stephanie Leger, Sophie Reine
Scenografie: Franckie Diago
Costumi: Gersha Phillips
Musiche: Timber Timbre
Francia, Canada, 2012 – Drammatico – Durata: 143′
Cast: Raven Adamson, Katie Coseni, Madeleine Bisson
Uscita: 29 agosto 2013
Distribuzione: Teodora film
Sale: 18
“Ragazze cattive”
Tratto dal romanzo di culto di Joyce Carol Oates, “Ragazze cattive”, Foxfire è il primo film in lingua inglese diretto da Laurent Cantet, già vincitore della Palma d’Oro a Cannes nel 2008 con La classe.
Il regista francese guida un cast di giovanissime e straordinarie attrici, raccontando le vicende di un gruppo di adolescenti di una piccola città dello Stato di New York negli anni ’50. Decise a vendicarsi delle umiliazioni subite dagli uomini, le protagoniste fondano una società segreta “Foxfire”, sfidando ogni regola sociale e scardinando il soffocante conformismo dell’epoca. Scopriranno presto, però, che la libertà ha un prezzo altissimo.
Foxfire esprime il talento di Cantet nel ritrarre il mondo dell’adolescenza, sospeso tra realismo e utopia, violenza e tenerezza.
L’utopia di Foxfire inizia come un’avventura ludica, un gioco trasgressivo e divertente. All’inizio, l’incapacità delle ragazze di proiettarsi nel futuro permette loro qualsiasi cosa. Poi, quando comincia la loro vita in comune, devono confrontarsi con le vere questioni adulte: problemi materiali, le inquietudini su quello che vogliono diventare. La loro evoluzione è un superamento dell’infanzia.
Il romanzo della Oates (già trasposto in una pellicola del 1996 che vedeva protagonista una giovanissima e provocatoria Angelina Jolie) viene attualizzato pur mantenendo l’ambientazione passata: i ‘50 quasi uno specchio dell’epoca odierna. La regia stessa si divide tra un certo classicismo nel modo di affrontare il racconto e un approccio formale più diretto e “sporco” (camera a spalla, inquadrature di taglio documentaristico…). Il film acquista quindi un carattere quasi atemporale.
Le protagoniste di Foxfire sono sottomesse tre volte: in quanto sottoproletarie, in quanto adolescenti, in quanto donne. Ma non dispongono di una cultura politica strutturata. Il vecchio comunista Theriault fornisce alla leader del gruppo Legs un bagaglio ideologico, una sorta di manifesto politico che lei spesso cita senza neanche crederci troppo o senza capirne la portata reale. Il comunismo delle giovani donne viene cercato e costruito a livello di semplice esperienza. Legs lo incarna quando dà i suoi soldi al gruppo, le ragazze nel loro desiderio di vita comunitaria, nel bisogno di liberarsi dagli uomini che le schiacciano.
Un film ponte tra passato e presente, che colpisce allo stomaco, parabola inquieta e feroce che porta a nudo tematiche ancor oggi vive e vibranti. La violenza contro le donne e la questione razziale, la differenza tra classi, i diritti e il denaro.
Voto: 7
Francesca Bani
#IMG#Vive la revolucion
Spesso in un’opera artistica, si sceglie di raccontare un macrocosmo, come può essere una nazione o il mondo intero, attraverso un microcosmo. I movimenti, le evoluzioni e le involuzioni di una gang di ragazze adolescenti di una piccola cittadina operaia, negli Stati Uniti degli anni 50, rispecchia la storia spirituale dell’America dei primi sessant’anni del secolo scorso.
Tratto dal romanzo culto di Joyce Carol Oates, il film parla appunto di un gruppo di adolescenti ribelli, che decide di fare un patto di sangue, che sta alla base della nascita di una gang, di nome Foxfire. Questo gruppo inizialmente si opporrà al conformismo e alle violenze sulle donne da parte della popolazione maschile, aspetti purtroppo tipici della periferia americana dell’epoca; tuttavia l’anelito di libertà sfocerà ben presto in un’incontrollabile anarchia, mettendo tutte le Foxfire in situazioni sempre più pericolose.
Dopo il riuscitissimo La Classe (Entres Les Murs), che vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 2008 (le parole esatte di Sean Penn, allora presidente della giuria del Festival furono: “An amazing, amazing film”), il regista francese Laurent Cantet torna a dirigere un cast di attrici giovanissime, raccontando i sogni, le paure e le delusioni di alcune bambine che stanno proprio in quegli anni, quelli convulsi e ambigui dell’adolescenza, diventando donne. Lo fa però mettendo in gioco molti altri fattori, sociali, culturali e anche politici. Non a caso il periodo storico narrato è proprio quello che va dalla metà degli anni 50 fino alla fine degli anni 60, scorcio storico in cui gli States ( e l’intera società occidentale) hanno subito dei profondi cambiamenti, i cui effetti viviamo ancora oggi. Come già detto le vicende delle Foxfire rispecchiano esemplarmente la ricerca di libertà e di verità e il rifiuto all’ottuso bigottismo della società americana dell’epoca, e proprio questa ricerca spasmodica di una via di fuga sfuggirà inesorabilmente al controllo delle ragazze, e soprattutto alla loro leader, Legs, che qui rispecchia molto bene il ruolo della shootin’ star alla Billy The Kid.
Il percorso narrativo dunque si concentra tutto sul rapporto tra i personaggi protagonisti, lasciando il mondo esterno solo come fonte, lontana e fastidiosa, di problemi ed ostacoli al raggiungimento del sogno di una vita scevra da ogni regola, che le ragazze del film sembrano coltivare fin da subito. Il problema è che per parlare in modo sufficientemente esaustivo di questo tema, Cantet finisce a volte nella ripetizione, soprattutto nella parte centrale del film, dove i concetti base cadono in un loop piuttosto superfluo, per poi risollevarsi per fortuna nella parte finale, dove il punto drammatico del sacrificio/punizione dell’eroe (in questo caso eroina) porta finalmente il parallelismo individuo – nazione su un altro piano drammaturgico.
Nonostante un’empasse nella parte centrale dell’opera dunque, Foxfire risulta comunque un film in generale piuttosto convincente, proprio grazie all’ottimo approfondimento dei personaggi, accompagnato da delle interpretazioni molto convincenti della attrici protagoniste, che hanno potuto inoltre usufruire di una sceneggiatura composta di dialoghi mai banali (anche se a volte forse un po’ ripetitivi), e anche grazie a questo doppio sviluppo dell’evoluzione di un gruppo di amiche, che simboleggia il cambiamento del mondo occidentale e delle domande che esso si pone su se stesso. Domande che ancora oggi non trovano risposta.
Voto: 7
Mario Blaconà