Scheda film

Regia: Costanza Quatriglio
Soggetto: Vincenzo Rabito (liberamente ispirato a “Terra Matta”), Costanza Quatriglio, Chiara Ottaviano
Sceneggiatura: Costanza Quatriglio, Chiara Ottaviano
Fotografia: Sabrina Varani
Montaggio: Letizia Caudullo
Musiche: Paolo Buonvino
Suono: Antonio Dolce
Italia, 2012 – Documentario – Durata: 74′
Cast: Roberto Nobile (voce narrante)
Uscita: 14 settembre 2012
Distribuzione: Cinecittà Luce

Sale: 1

 Rabito dalla scrittura

Nel 2000 il “Premio Pieve”, conferito abitualmente ad opere diaristiche, memorialistiche ed epistolari, viene assegnato, postumo, alle memorie battute a macchina di un semi-analfabeta, scrittore autodidatta. Nel 2007 Giulio Einaudi Editore pubblica cura di Evelina Santangelo e Luca Ricci, le oltre mille pagine, dattiloscritte in maniera assolutamente naif, col titolo “Terra matta”.
L’autore è Vincenzo Rabito, apparso su questo mondo in quel di Sicilia nel 1899 e scomparsovi nel 1981, che, con un linguaggio sui generis, contrappuntando quasi ogni parola col singolare marchio del punto e virgola, racconta tutta la sua esistenza, “maletratata e molto travagliata e molto desprezata”, che ha cavalcato quasi interamente lo scorso secolo, a partire dalla sua infanzia sino alla propria vecchiaia.
La regista Costanza Quatriglio ne trae un documentario narrato dalla robusta voce di Roberto Nobile (Habemus Papam al cinema, Distretto di polizia in TV) , che legge le pagine vergate dallo scrittore, interpretandolo così, almeno in audio.
L’Italia rurale e contadina, poi quella della grande guerra, nella quale Vincenzo è chiamato, suo malgrado, a combattere; quindi quella Mussoliniana (Rabito si dichiarò “fascista della prima ora”) e quella della seconda guerra mondiale; la scelta della forma di governo per il nuovo stato che riemergeva dalle ceneri del conflitto, la paura del “comunisemo” (come lo chiama lui, che si scoprì presto partigiano e quindi di sinistra), il boom e la rivoluzione del sessantotto. L’autore attraversa il secolo appena passato tra la tenerezza del poeta ed una punta di qualunquismo, tanto da far sembrare l’intero documentario una sorta di Pasqualino settebellezze in versione live.
“Il novecento italiano Vincenzo Rabito analfabeta siciliano” recita la didascalia del titolo e questo è: sullo sfondo delle sue parole scorrono le immagini dell’archivio Luce, sapientemente selezionate dalla Quatriglio, che, tra montaggi analogici e suggestive dissolvenze incrociate, si mischiano a foto private fino a lasciare il campo, nella parte finale, alle presenze di Turi, Tano e Giovanni, i figli ormai più che adulti di Vincenzo, riuniti tutti insieme davanti alla sua tomba e poi dinanzi a dei super 8 dell’epoca. Ed ecco che, come ogni personaggio importante che si rispetti, come il “monstrum” di ogni buon film di genere, lo scrittore fa capolino solo negli ultimi fotogrammi, rubati alla sua lunga esistenza, fino a salutarci, nell’ultima inquadratura, quasi di tre quarti, dalla foto della lapide.
Rabito, puro rappresentante di quell’Italia un po’ cialtrona, ma comunque verace, rappresentata nei suoi numerosi pregi ma anche nei suoi altrettanti difetti, nella ricerca quasi spasmodica del posto di lavoro, costi quel che costi, nel cambiare a seconda delle circostanze e delle convenienze faccia e bandiera, resta pur sempre uno di noi.
RARO perché… è un interessante documentario su uno scrittore popolare ma ostico.
Note: il film, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2012, esce solo al King Multisala Cinestudio di Catania; il 2 aprile il film si riaffaccia in 16 sale di Roma e del Lazio grazie a L’ITALIA SI RACCONTA, la rassegna organizzata da Luce-Cinecittà e Anec Lazio per portare grandi film documentari nelle sale cinematografiche.

Voto: * * *½

Paolo Dallimonti

Alcuni materiali del film:

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