Presentatore ufficiale della kermesse – ideata nel 2010 dal direttore artistico, produttore e regista Luigi Pastore come evento estivo del litorale romano con la prerogativa di celebrare i maestri della Settima arte di genere italiano e di scoprire nuovi talenti emergenti e artisti che continuano questa gloriosa tradizione – sarà quest’anno l’attore e cineasta Paolo Ruffini, il quale, non presente in conferenza stampa, ha inviato un videomessaggio di saluto in cui ha fatto notare che oggi vi sono molti più fanatici che appassionati e che, quindi, è importante esistano festival come questo, dove non ci sono giudizi, ma favori, commenti e tanta gratitudine per un cinema meraviglioso che ha reso grande il nostro paese all’estero.
Un festival il cui obiettivo, è far sì che l’horror abbracci il fantasy, tra corti, lungometraggi, cosplayer e mostre; come l’esposizione che unisce gli scatti di Franco Bellomo dai set di Dario Argento alle opere del concept artist Luca Musk; e quella del mago degli effetti speciali Sergio Stivaletti, che ha inoltre realizzato il nuovo logo della kermesse e il premio ufficiale, entrambi raffiguranti un particolare drago.
13 notes en rouge (François Gaillard). Dopo una serata alcolica, Charlotte si sveglia nel cuore della notte sul suo letto. Non avendo memoria delle ultime ore, sente la sua coinquilina che viene violentemente attaccata nella sua stanza. E se fosse tutto solo nella sua testa?… E se invece no?!… Tra il fumetto e il videoclip, il regista francese François Gaillard gira questo sorprendente lungometraggio appena sopra l’ora, omaggiando Dario Argento, Lucio Fulci e Brian De Palma. Musiche strabilianti, tra il Simonetti anni ottanta e Moroder, un ritmo e una tensione elevatissimi, splatter a go-go, con uno split-screen che occupa il prefinale, uno spiegone sui generis affidato a dei pupazzi in video e dei titoli di coda quasi rivelatori in cui delle bambole di ceramica vengono macabramente maciullate. Un film unico nel suo genere, letteralmente, una vera chicca da non perdere! Disturbante. Opere finaliste/Lungometraggi. Voto: 8
Il Giro dell’Horror – Episodio #02: Sette note in meno [InGenereCinema.com (Luca Ruocco e Paolo Gaudio)]. Come aveva promesso Domiziano Cristopharo, ecco che il nuovo episodio del divertente format dedicato all’horror in tutte le sue forme artistiche, incontra questa volta Fabio Frizzi, autore di numerose colonne sonore che, tra gli altri, ha legato il suo nome in particolare a sua maestà Lucio Fulci e ha visto o, meglio, sentito prendersi in prestito un riff persino da Quentin Tarantino in persona (per Kill Bill). Forse per l’argomento ancor più interessante e per un maggiore affiatamento tra di loro, questo secondo capitolo vede i protagonisti più scatenati che mai, in un helzapoppin’ di trovate e battute, dai buffi incubi di Ruocco ad un curioso Pantalone che li (in)segue, da un irresistibile Ivan Talarico nei panni dell’ambiguo quanto inutile Giacomo fino al rapimento dello stesso Frizzi e alle testimonianze degli amici che lo cercano e col pretesto raccontano di lui. Non perdete il successivo, del quale sarà ospite Lamberto Bava. Horrorofilo è dire poco. Back to Fantafestival. Voto: 8
Mimì – Il principe delle tenebre (Brando De Sica). A Napoli Mimì (D0menico Cuomo), giovane pizzaiolo dai piedi deformi, tanto da essere spesso dileggiato come mostro, incontra la emo Carmilla (Sara Ciocca), che gli rivela di essere una discendente del conte Dracula. Affascinato dalla ragazza, che, ricambiando, lo trova normale ed interessante, si lascia trascinare dalle sue bizzarre fantasie. Ma quando Carmilla ritornerà dalla propria vera famiglia, dalla quale era scappata, Mimì cercherà in tutti i modi di ritrovarla… Sorprendente debutto ufficiale nel lungometraggio di finzione di Brando De Sica, dopo aver aiutato nell’ombra il padre Christian negli ultimi film, la pellicola racconta di due sognatori viaggiando sul doppio binario della realtà e della fantasia, nutrendosi di dettagli e citazioni, spingendo il pedale dell’horror realistico nel prefinale e gettando la maschera nel finalissimo. La bellissima Sara Ciocca è un’ottima comprimaria ed è perfetta nel suo ruolo, ma la vera sorpresa è Domenico Cuomo, mostro suo malgrado, quasi un giovanissimo Giancarlo Giannini: non a caso nel film si chiama Mimì e fa il pizzaiolo. Uno dei migliori esordi del cinema italiano (di genere). Luigi Cozzi presenta Brando De Sica. Voto: 8
Il Giro dell’Horror – Episodio #03: Back to the horror [InGenereCinema.com (Luca Ruocco e Paolo Gaudio)]. La pirotecnica docu-serie del duo Ruocco/Gaudio giunge per il momento al capitolo finale, esplodendo in un quasi one-man-show dell’istrionico Ruocco, che, in crisi, sta per abbandonare il mondo dell’horror sotto consiglio del dr. Murray, il suo psichiatra (lo scomparso Tino Franco, cui la puntata è dedicata). Ma c’è da intervistare Lamberto Bava, dopo la sua candidatura da parte di Fabio Frizzi nel precedente episodio, e tocca allora trovare un sostituto. Il diabolico pupazzo Angelo sembra essere l’unica soluzione, senonché il risultato sarà impresentabile. Bisognerà allora recuperare il buon Luca, a costo di varcare anche un passaggio spazio-temporale, per farsi raccontare da un maestro del cinema di genere italiano dei suoi film e di suo padre Mario. Anche qui, tra animazioni, canzoncine, un po’ di splatter e tanta satira, veniamo risucchiati da un vortice irresistibilmente cinefilo e davvero divertnete, dal quale trasuda uno sconfinato amore per il Cinema. Cine-Psichiatrico. Back to Fantafestival. Voto: 7 e ½
La guerra del Tiburtino III (Luna Gualano). C’è del marcio al Tiburtino terzo, popoloso quartiere popolare della capitale. C’è del marcio soprattutto nella testa di molti abitanti nelle quali stanno tovando rifugio dei vermoni fosforescenti venuti dallo spazio. Iniziano così a tirare su delle barricate proibendo agli estranei di entrare. Riusciranno alcuni dei giovani abitanti, insieme ad una youtuber di Roma Nord infiltratasi in cerca di facili like, a salvare il quartiere, l’Italia e il mondo intero?!… Grande riscatto della regista Luna Gualano dopo il dimenticabile esordio, benché osannato in diversi festival tematici, Go home-A casa loro, grazie anche alla produzione dei Manetti Bros. Il film, una sorta di “Invasione degli ultracorpi de noantri”, è un gioiellino di umorismo, disgusto e soprattutto critica sociale, con la metafora dei “grandi” che vogliono “chiudere”, perché in tutti i sensi “alienati” e i “piccoli” che invece danno una speranza al mondo e lo salvano opponendosi a tutto ciò. La fantascienza non è mai stata così divertente! Una domanda: dopo zombi ed extraterrestri, Luna per il futuro ci stupirà con vampiri e lupi mannari?! Alienato. Manetti Bros presentano Luna Gualano. Voto: 7 e ½
Zio Tibia – Il documentario (Ale e Max Copertino). Chi ha più di quarant’anni e una certa propensione per l’horror non può non ricordarlo. Tra il 1989 e il 1990 su Italia 1 andarono in onda in seconda serata dei film e delle serie TV di genere introdotte da un bizzarro personaggio: lo Zio Tibia. Doppiato dalla voce ufficiale del canale Fabrizio Casadio e impersonato sotto la maschera da Stefano Cananzi, un tecnico del suono, il simpatico e cinico personaggio, ispirato al personaggio dei fumetti statunitensi “Uncle Creepy”, è ancora ricordato da un’intera generazione di appassionati. I fratelli Copertino nel 2015 resero omaggio con questo documentario ad un periodo irripetibile in cui si cercò in qualche modo di sdoganare l’horror in televisione, intervistando tutti i protagonisti dell’epoca, compreso l’autore Matteo Molinari, allora giovanissimo, che scriveva i bizzarri testi a base di humor nero. Un ricordo ancora più emozionante perché molti di loro non sono più tra noi. Imperdibile! Speciale IHFF 2024. Voto: 7 e ½
Funérailles (Non ti voglio) (Antonio Bido). Il regista de Il gatto dagli occhi di giada e Solamente nero torna dietro la macchina da presa dopo molto tempo per raccontare la storia di una coppia di musicisti in crisi che sembra nascondere un tragico segreto. Un film da camera, con pochissimi attori, tra cui la partecipazione di Stefania Casini, che rispolvera il talento visionario, mai sopito, del cineasta veneziano. Tra sinistre ed inquietanti apparizioni, passato e presente, e ispirandosi a Liszt, si delinea questo efficace dramma tra musica, amore e morte, spesso sorprendente. Un vecchio leone che ruggisce ancora. Anteprima: Incontro con Antonio Bido. Voto: 7
Non mangiare Hamill (Dario Germani). Una barretta energetica, una volta assunta, scatena morte e distruzione in uno studio di restauro cinematografico… Beffardo cortometraggio dell’imperterrito Dario Germani che si prende molto poco sul serio, concentrando in dieci minuti un’apocalisse in miniatura, con un colpo di scena finale. Cinefilia ed esperienza, soprattutto in scenografie minimali, fanno il resto. Sardonico. Retrospettiva Dario Germani. Voto: 7
Il tempo del sogno (Claudio Lattanzi). Davide Pulici, tra i fondatori della rivista “Nocturno”, parte da una tesi: Dellamorte Dellamore di Michele Soavi nel 1994 fu l’ultimo vero horror girato in Italia, un vero punto di frattura. Benché, secondo un’altra scuola di pensiero, il requiem del genere sarebbe stato recitato da MDC – Maschera di cera di Sergio Stivaletti, anche per il fatto che, prodotto da Dario Argento, sarebbe dovuto essere diretto da Lucio Fulci, scomparso poco prima delle riprese. Pulici si avventura ad incontrare i protagonisti, davanti e dietro la macchina da presa, di quella stagione d’oro del nostro cinema di genere, iniziata quasi dieci anni prima con Dèmoni di Lamberto Bava. Claudio Lattanzi, regista che già aveva girato un documentario su Michele Soavi, di cui era stato collaboratore, racconta con passione e con elementi di fiction, un periodo purtroppo irripetibile. Nostalgico. Anteprima nazionale. Voto: 7
Trek it! – La vera storia dei fan di Star Trek in Italia (Roberto Baldassarri e Marcello Rossi). Da quando nel maggio 1979 i primi episodi della serie Star Trek, creata da Gene Roddenberry, apparvero in Italia su Telemontecarlo, con colpevole ritardo, i primi appassionati si consideravano perle rare, se non unici. Nel corso di varie convention di fantascienza, arrivarono ad unirsi nel 1986 nella fondazione dello “Star Trek Italian Club”. Il mediometraggio documentario vuole raccontare, tra gioie e dolori, quella che in realtà si contraddistingue come una grande famiglia, di cui fanno parte anche personaggi relativamente insospettabili come Samantha Cristoforetti, che ha portato con sé tracce del club nello spazio. Non mancano le note dolenti, come la morte nel 2013 di Alberto Lisiero, uno dei soci fondatori, che da allora ha aggiunto il suo nome all’associazione. Un omaggio dall’interno, sincero e sentito, per una comunità fortissima. Là dove nessun fan è mai giunto prima. Back to Fantafestival. Voto: 7
Antropophagus II (Dario Germani). Alcune studentesse universitarie, dai vari temperamenti e caratteri, si lasciano convincere dalla loro docente a vivere un’avventura all’interno di un bunker antiatomico, allo scopo di acquisire informazioni utili per le proprie tesi. Un sinistro custode le accompagna nel cuore della struttura, considerato uno dei luoghi più sicuri al mondo, dal quale non potranno uscire prima di ventiquattro ore. Ma durante la notte due di esse spariscono nel nulla. Nora, la docente, coordina le ricerche, che ben presto risucchieranno il gruppo in un vortice mortale architettato dalla follia di un feroce mostro antropofago che, con inaudita violenza, dopo averle deturpate ad una ad una, le divora… Il direttore della fotografia Dario Germani, novello Re Mida dell’horror italiano, firma il seguito di uno dei film più splatterosi di sempre, diretto nel 1980 da Joe D’Amato/Aristide Massaccesi. La trama è molto semplice, ma l’idea è geniale: ossia quella, in ossequio alle ristrettezze legate alla pandemia da Covid-19, di girare il film tutto al buio, in interni, contrariamente a quello dell’80, che altrettanto intelligentemente era ambientato invece quasi totalmente in esterni, alla luce del sole. E ancor più indovinata è la location: il bunker in località Sant’Oreste (RM), che si snoda per circa 4 chilometri effettivi di gallerie sotto il monte Soratte, fatto costruire da Mussolini nel 1939 e poi riutilizzato in vari modi, fino all’attuale destinazione di museo on demand. La pellicola, eccessiva come la precedente, sicuramente girata con un budget più elevato, benché in economia, oltre a puntare sul disgusto e sull’eccesso, si sforza anche di abbozzare qualche psicologia dei personaggi e di trovare qualche snodo di trama con piccoli colpi di scena, lasciando anche aperto il finale. E, come Massaccesi, Dario Germani ne cura anche la fotografia, dando notevole dignità alla confezione, rifuggendo la camera a mano, prediligendo invece una fluidità di riprese, con l’uso anche di droni, che paradossalmente rendono il tutto ancora più agghiacciante, conferendogli una “patina” di normalità. Alta macelleria. Retrospettiva Dario Germani. Voto: 6 e ½
Cabin (Nancy O’ Brien). Una coppia sposata, Kyle (William McNamara) e Sonya (Marian Aguilera), è sull’orlo del divorzio. Seguendo il consiglio del loro terapeuta, affittano uno chalet in montagna per una fuga romantica di fine settimana. Forze esterne hanno altri piani mentre la coppia cerca di salvare la loro relazione… Divertente cortometraggio statunitense, curioso e bizzarro, che rilegge il tema del matrimonio in crisi e della discriminazione di genere. Non tutto funziona, qualche attrice non eccelle nella recitazione, ma il risultato si lascia vedere, complice anche la presenza del relativamente noto William McNamara. Contrappassionale. Opere finaliste/Cortometraggi. Voto: 6 e ½
Dylan Dog: 30 anni di incubi (Marcello Rossi e Luca Ruocco). Nell’anniversario dei trent’anni dall’uscita del primo numero di Dylan Dog, il fumetto della Bonelli che cambiò la storia delle strisce in Italia, in questo cortometraggio promozionale per conto della casa editrice i due autori ripercorrono la storia dell’iconico personaggio attraverso interviste all’ideatore Tiziano Sclavi, al curatore di quegli anni Roberto Recchioni e a tanti altri personaggi che ne hanno fatto la storia. Didattico e celebrativo. Back to Fantafestival. Voto: 6 e ½
Evocator (Francesco Gozzo). Da tempi immemorabili, in un monastero sperduto vengono tramandate le arti della necromanzia e la magia oscura medievale… Curioso cortometraggio italiano girato in tre giorni che, nella sua forma breve, riesce a competere con altri prodotti internazionali senza invidiare nulla a nessuno. Qualche difetto dovuto alle ristrettezze di budget non inficia però il risultato finale: quello di un piccolo film che si lascia guardare. Evocativo. Opere finaliste/Cortometraggi. Voto: 6 e ½
I want to be a plastic chair (Ao Ieong Weng Fong). Il giovane Ming, alienato e disturbato mentalmente, che vive in una famiglia alquanto disfunzionale. Ha un solo desiderio: reincarnarsi in una sedia di plastica per realizzarsi, per rendersi utile, permettendo alle persone di spostarla, usarla come sgabello o sedersi su di essa…. Film surreale e metaforico, pur crudo e diretto, che tende a mescolare i più disparati generi per portare avanti la sua tesi, ma che, a parte il finale poeticissimo, non riesce a far quadrare tutto e a trovare una sua strada. Delirante. Opere finaliste/Lungometraggi. Voto: 6 e ½
La lunga notte dei morti viventi (Dario Germani). Dal 1622 in un antico castello ogni cento anni la notte del 31 ottobre i morti riescono dalle tombe, attuando la maledizione di una strega che quella stessa sera fu bruciata viva. Un’incauta troupe si accampa nella magione per girare video con la cantante Ydalia. Inutile dire che, al calar delle tenebre, i morti si mescoleranno con i vivi, in favore dei primi… L’instancabile Dario Germani gira questo film nel 2022, riuscendo a regalare ad un prodotto dichiaratamente di serie B la giusta dignità, facendo com’è suo solito, di necessità virtù e dei difetti i pregi. Pregevole l’idea di mostrare la maledizione nel corso dei secoli e di non indugiare sul pedale dello splatter quando serve. Irriducibile. Retrospettiva Dario Germani. Voto: 6 e ½
The activated man (Nicholas Gyeney). Dopo che Ors Gabriel (Jamie Costa) ha perso il suo amato cane per il cancro, lo shock subito inizia a provocargli sinistre visioni, in particolare di un uomo con un largo cappello nero. Ha solo due possibilità: o la sua mente sta andando in frantumi o quelle visioni sono reali… Film statunitense dal ricchissimo cast: Sean Young (Blade runner), Kane Hodder (Venerdì 13: parte VII – Il sangue scorre di nuovo,) Tony Todd (Candyman). Parte così così, poi recupera man mano che si delinea la trama fantapolitica, però poi si abbandona a facili concessioni a deliri da New Age, che mal si conciliano con la tensione creata fin lì. Un’occasione sprecata per una pellicola che, se più asciutta (e più breve!), sarebbe stata sicuramente molto più efficace e divertente. Deludente. Opere finaliste/Lungometraggi. Voto: 6 e ½
Vão das Almas/Valley of souls (Edileuza Penha de Souza e Santiago Dellape). Una famiglia cerca di difendere la propria terra dagli invasori, ma finisce tra una strega e uno spirito torturato, desideroso di vendetta… Cortometraggio horror brasiliano, tra l’artigianale e il poeticamente ispirato, che non convince fino in fondo, ma riesce tutto sommato ad inquietare sottilmente… Demoniaco. Opere finaliste/Cortometraggi. Voto: 6 e ½
Lesbian psycho? (Nicola Vitale Materi). Due giornalisti indagano su un misterioso caso di omicidio in una clinica psichiatrica. Ma le scoperte che faranno li metteranno in serio pericolo… Film quasi sperimentale sotto forma di found-footage che fa del mezzo un facile strumento di risparmio budget, senza però aggiungere nulla al genere. Pur partendo bene, il regista si perde tra moralismo e scelte amatoriali ed anche una recitazione non sempre all’altezza. Nicola Vitale Materi si ritaglia anche il ruolo, davanti la macchina da presa, del malefico Dr. Grimaldi. Ambizioso. Opere finaliste/Lungometraggi. Voto: 6
The slaughter – La mattanza (Dario Germani). Quattro ragazze, Sara, Alice, Laurie e Cindy, e tre ragazzi, Riccardo, Jason e Norman, decidono di trascorrere una notte di sballo all’interno di un grande stabilimento cinematografico di sviluppo e stampa. In una sala di proiezione assistono ad una pellicola intitolata “The Slaughter,” che mostra in soggettiva la festa di alcuni giovani interrotta da un individuo che, con il volto nascosto dalla maschera di una bambola, uccide tutti. I ragazzi ignorano di essere controllati, seguiti e ripresi da qualcuno, fino al momento in cui fa la sua apparizione una figura sfoggiante la stessa maschera del killer visto nel filmato. È soltanto l’inizio di un’angosciante notte di terrore… Il problema di questo The Slaughter – La mattanza, fatta salva l’affascinante ambientazione, è innanzitutto la scarsa originalità: sul tema – personaggi intrappolati in una sala cinematografica in balia di assassino/i – si era già espresso qualche anno fa Stefano Calvagna col suo non disprezzabile MultipleX, ma ancor prima di lui Lamberto Bava con Demoni, Bigas Luna con L’angoscia, Fulvio Wetzl con il referenziale Rorret e Wes Craven con il suo (auto)ironico Scream 2. Peggio ancora tale schema narrativo, interamente dall’inizio alla fine, ricalca pedissequamente proprio Antopophagus II, anche nel finalissimo, in cui si spiega come qualcuno abbia ereditato il ruolo di assassino. Per il resto la sceneggiatura dell’inossidabile Antonio Tentori fa quel che può, citando e scopiazzando qua e là, e pure la scelta di essere meno violento, spingendo meno sul pedale del gore, finisce per danneggiare il film ulteriormente. Retrospettiva Dario Germani. Voto: 6
Unlucky to love you (Mauro John Capece). Deluso dalla vita e dall’amore in Italia, il DJ americano Russell (Randall Paul) desidera tornare in America, ma non ha i soldi per farlo, dopo che la sua compagna Chantal (Fiorella Franco), una ballerina italiana, lo ha lasciato per intraprendere una carriera. Approfittando della somiglianza di Russell con suo marito, il dottor Fulvio Ricciardi, Lucrezia (Corinna Coroneo), una donna astuta e machiavellica, gli offre una speranza: gli darà i soldi per partire se la aiuterà a prelevare una grande somma di denaro in banca. Ma, accettando, Russell si troverà invischiato in una serie di eventi sinistri e mortali che trasformeranno la sua vita in un inferno… Enorme omaggio a Detour di Edgar G. Ulmer, regista al quale il film è dedicato, la pellicola di Mauro John Capece crolla spesso sotto il peso del ridicolo involontario, sia per la rozzezza della messinscena che per una recitazione non sempre memorabile. Sacrilego. Opere finaliste/Lungometraggi. Voto: 6
Azzurrina – Il film maledetto (Giacomo Franciosa). A cercare notizie su questo film di Giacomo Franciosa si incappa in un mistero pari a quelli che vorrebbe raccontare. Si trovano tracce di suoi lavori sull’argomento dal 2012, ma nulla di coerente o particolarmente chiaro e preciso. Insomma: tanti ne parlano, ma pochi o nessuno sembrano aver visto qualcosa. Un po’ come per la bambina fantasma che infesterebbe il Castello di Montebello in provincia di Rimini. Il regista presenta quest’opera, forse definitiva, che mescola fiction e documentario, provando a far comprendere le peripezie attraversate da cast e troupe in tutto questo tempo. Il problema del film, pur dal cast non indifferente – tra i protagonisti c’è addirittura Matilda Lutz – è che cerca di mettere insieme immagini dietro e davanti la macchina da presa, senza apparente soluzione di continuità, dopo una specie di prologo introduttivo. Il risultato è appunto una pellicola confusa, di scarso intrattenimento, che non riesce a trovare la sua strada e per la quale ambiziosamente si è optato di scegliere il percorso della fiction, ma senza troppa convinzione. Una vera occasione mancata, che un montaggio più (ac)curato avrebbe forse potuto salvare. Anteprima mondiale – Evento. Voto: 5
Premio “Bruno Mattei” a Ale e Max Copertino per Zio Tibia – Il documentario
Premio “Flat Parioli” ad Alessio Cuboni per il cortometraggio Liver
Premio miglior cortometraggio a Francesco Gozzo per Evocator
Premio miglior lungometraggio a Ao Ieong Weng Fong per I wanto be a plastic chair
Dal nostro inviato Paolo Dallimonti