RECENSIONE N.1

Più interessante del previsto questo Vatel di un signor Joffè che negli ultimi anni ha tirato fuori dal cilindro roba non eccezionale come “La lettera scarlatta” e “Goodbye lover”. In una storia che scorre liscia senza incepparsi, entrano in scena molti personaggi, dal Re Sole a, appunto, Francois Vatel, interpretato da un buon Depardieu. Ognuno di questi ha una rilevanza ora positiva ora negativa nel contesto, tranne il suddetto Vatel che erge come figura estremamente positiva senza però sembrare un Dio eroe.

Film barocco fino all’eccesso, dalla regia – davvero ottima per direzione d’attori, visionarietà, narrazione, equilibrature drammatiche – alla recitazione (Uma Thurman vale da sola il prezzo del biglietto), alle scenografie impressionanti, ai costumi fastosi, alla sceneggiatura sardonica – cosa che si rivela soprattutto nel personaggio interpretato da Tim Roth – alla fotografia pomposamente virtuosistica. Joffè crea così un effetto di concordia importante per la sottolineatura del personaggio che dà il nome al titolo: “… armonia e contrasto, la bellezza nasce sempre da queste due cose.” dice Vatel. Ecco quindi simmetrie, giochi di specchi, lunghi movimenti di macchina, inquadrature che emanano un sapore e una soddisfazione del tutto speciale nella visione di un film. Un grande, grandissimo spettacolo, del quale anche la morte fa parte, in senso quasi latente, per come viene mascherata, occultata, da ciò che l’ha provocata. Una grande riflessione sull’arte del buon gusto e sul piacere della bellezza, anche quando l’emozione diventa realtà tragica e irresponsabile. Impeccabile sotto molti punti di vista. Imperdibile soprattutto al cinema.

Andrea D’Emilio

RECENSIONE N.2

Vatel essenzialmente è un film irritante. Irritante e noioso, specialmente nella seconda parte, come tutti i film di Joffè.
Irritante per la trama, ricca di episodi ed eventi da vera soap opera (di corte) ante-litteram.
Irritante per la tipologia dei personaggi ed i loro atteggiamenti.
Irritante per la quantità di dialoghi lasciati a metà, di azioni non compiute, di parossismi costruiti, di esagerazioni incomprensibili. Irritante è la musica, ridondante ed invadente, eccessiva nel mixaggio sui dialoghi. Irritanti i volti, le recitazioni… Irritanti sono le metalità e le azioni dei personaggi, le credenze dell’epoca, la stupidità dei dottori, l’ottusità dei lacche’, la presunzione dei potenti, l’arroganza dei cortigiani influenti. Era davvero cosi’ la corte del Re Sole? Forse, non del tutto, però.
E la subordinazione totale dell’uomo più potente e più influente del casato di Chantilly (slurp!), colui che con le sue cerimonie ha il potere di ingraziare il Re di francia ai potenti, colui che per tutto il film viene indicato e presentato come l’uomo sine-qua-non ( ma che lingua di m. il latino, però…)? O tutto questo vittimismo, questo essere/voler essere/accettare di essere pedina pedissequa è una incoerenza totale di Joffè e dei suoi insulsi sceneggiatori?
Irritante la sensazione di essere usciti da un film con un finale irritante ed inverosimile, ma funzionale allo scopo narrativo e ad esso solo fine. Su tutto, sui molti difetti e gli attori quasi sprecati, si elevano la ottima interpretazione del sempre grande Depardieu e della Thurman.
Molti dubbi, poche certezze per questo film che almeno ripaga gli occhi con la sua fotografia patinata e i begli effetti di luce e colore… ma che, sopra ogni altra cosa, irrita.

Guglielmo Pizzinelli